Irraggiungibili

“Irraggiungibili”, il nuovo e ultimo libro di Stefano Spreafichi, è una raccolta di otto racconti.
Di cosa parlano? C’è un filo conduttore tra loro?
Sì. C’è un fil rouge che li unisce. E l’emblema di questo filo rosso è il titolo: “Irraggiungibili”.
Infatti tutti i racconti descrivono situazioni irraggiungibili.
Quella dei “traguardi irraggiungibili” è una dimensione fondamentale della vita. Anzi secondo me è “la” dimensione fondamentale della vita. È la vita stessa.
A seconda delle epoche e delle culture le rappresentazioni della vita possono essere diverse: per il cristianesimo essa è un dono; per certo esistenzialismo è un nonsenso; per il nihilismo nietzschiano è volontà di potenza…
La pretesa di questa raccolta di racconti, invece, è descrivere la vita come il continuo volo della freccia verso un bersaglio che non raggiungerà mai.
Le vite sono diverse. Ognuno ha la sua. Ognuno si costruisce la sua. Ma se c’è una dimensione che le accomuna tutte, credo sia proprio questa delle “mete irraggiungibili”.
La vita è fatta di mete a cui ci si avvicina, a volte anche di molto, ma sempre irraggiungibili, mai pienamente eguagliabili; di distanze mai pienamente colmabili; di finalità mai pienamente conseguibili.
Con l’aggravante che più ci si avvicina, più è doloroso il sentimento di frustrazione derivante dal non riuscire ad agguantare l’obiettivo.
Sentimento di frustrazione che può declinarsi in inappagamento, inquietudine, malinconia, tormento…
Di fronte a tale dinamica, c’è chi può crollare. E quindi intraprendere soluzioni anche inconsulte. E c’è chi invece in questa continua successione di desideri inesauditi, trova un suo equilibrio.
Anzi, grazie a una dose di autoironia, ci trova pure buon umore, riesce a scherzare di sé stesso, riesce a ridere di questa continua corsa che mai arriva al traguardo.
E per “traguardo” metteteci quello che volete: amore, successo, vittorie, guarigioni.
Non riusciremo mai a raggiungere il pieno amore, il pieno successo, la piena vittoria, la piena guarigione.
Considerazioni amare, queste? Direi di no. Anzi, tutt’altro. Sono considerazioni di speranza. Se questa non vi fosse, il volo della freccia verso il bersaglio non inizierebbe nemmeno.
Dirò di più: questa continua tensione verso una metà che mai si raggiungerà pienamente è un altro nome della speranza. Se ci pensate bene, la speranza è proprio la continua corsa verso la pienezza. E la speranza non si abbatte se la meta non è mai raggiunta.